Autore: Redazione

  • Due giorni di contenuti, incontri e premi per la filiera foodservice

    Due giorni di contenuti, incontri e premi per la filiera foodservice

    Si è conclusa agli East End Studios di Milano l’edizione 2026 di Industry Chain Circle, che per due giorni ha riunito industria Food & Beverage, tecnologia e catene della ristorazione in uno dei momenti di confronto più intensi della filiera foodservice.
    I numeri raccontano bene la portata dell’iniziativa: oltre 130 insegne della ristorazione organizzata rappresentate, 35 aziende sponsor dell’industria Food & Beverage e della tecnologia e una media di circa 400 presenze giornaliere tra manager, imprenditori e operatori del settore.
    Il programma delle plenarie ha coinvolto 18 relatori in 7 momenti di confronto, tra keynote, interviste e panel dedicati ai temi strategici della ristorazione organizzata, fra gli altri Carlo Cottarelli, Vincenzo Cremonini e Oscar Vela.
    Accanto ai contenuti, Industry Chain Circle ha confermato la propria vocazione operativa con 20 pitch delle aziende dell’industria Food & Beverage e della tecnologia, 11 pitch presentati dalle catene della ristorazione e numerosi incontri di matchmaking che hanno animato l’area Expo e il Tech Village.
    La prima giornata si è conclusa con la Cena di Gala a Palazzo Parigi, che ha riunito 280 invitati tra rappresentanti dell’industria, operatori della ristorazione e protagonisti della filiera.
    Durante la serata si è svolta anche la cerimonia degli ICC Awards 2026, con 29 candidature in gara dedicate ai nuovi prodotti presentati nelle aree Expo e Tech Village e la partecipazione di oltre 1300 professionisti del settore alla votazione.

    I riconoscimenti sono andati a:
    San BenedettoBest New Product Expo ICC 2026 per la linea San Benedetto Tower
    LainoxBest New Product Tech Village ICC 2026 per il forno Oracle XS
    Sono state inoltre assegnate due menzioni speciali a Sammontana Italia e Campari Group.

    Due giorni di contenuti, incontri e relazioni che hanno confermato Industry Chain Circle come uno spazio concreto di dialogo tra industria e ristorazione organizzata.

    L’appuntamento è ora per la prossima edizione nel 2027..

  • A ICC il confronto tra industria e catene

    A ICC il confronto tra industria e catene

    La collaborazione tra industria e catene della ristorazione non è più solo una relazione commerciale, ma sempre più un processo di co-creazione di prodotti, modelli operativi e strategie di mercato. È questo il messaggio emerso dalla tavola rotonda dedicata al tema durante Industry Chain Circle 2026, che ha riunito sul palco Stefania Criveller (Cigierre), Marco Pesaresi (Ferrarelle), Luca D’Alba (Avolta) ed Enrico Galasso (Birra Peroni).

    Il confronto ha messo in evidenza come il foodservice organizzato stia evolvendo rapidamente e come, di conseguenza, anche il rapporto con l’industria debba cambiare.

    Per le catene, la collaborazione con i fornitori è sempre più legata alla ricerca e sviluppo di prodotti pensati per le esigenze operative della ristorazione organizzata. Come ha spiegato Stefania Criveller, general manager di Cigierre, la standardizzazione dei processi e la semplificazione delle attività in cucina sono diventate priorità strategiche.

    Un esempio concreto riguarda uno dei prodotti più venduti nei ristoranti del gruppo: il galletto. In passato richiedeva preparazioni complesse in cucina; grazie alla collaborazione con un fornitore è stato sviluppato un prodotto premarinato e pronto all’utilizzo, che mantiene l’identità della ricetta ma semplifica notevolmente le operazioni nei punti vendita.

    Dal punto di vista dell’industria, la crescita delle catene rappresenta una delle principali opportunità del canale Horeca. Marco Pesaresi, general manager di Ferrarelle, ha sottolineato come le catene siano oggi il segmento più dinamico del mercato, grazie alla chiarezza della loro proposta e alla capacità di costruire format riconoscibili.

    Per i produttori questo significa andare oltre la semplice fornitura di prodotto. Nel caso di Ferrarelle, ad esempio, la collaborazione può includere attività di content creation, visibilità digitale e sviluppo congiunto di iniziative di marketing, soprattutto con le catene emergenti.

    Per operatori come Avolta, attivi nel travel retail e in diversi canali del fuoricasa, la collaborazione con l’industria passa anche attraverso la co-creazione di prodotti e l’adattamento dei brand alle specificità dei diversi contesti di consumo. L’azienda ha sviluppato una struttura dedicata – la Food Factory – dove competenze interne e partner industriali lavorano insieme per sviluppare nuovi concept e adattare le ricette ai volumi e alle esigenze del canale.

    Un altro elemento emerso dal confronto riguarda il ruolo del foodservice come laboratorio di innovazione. Secondo Luca D’Alba, proprio nei ristoranti nascono spesso i trend che successivamente arrivano alla grande distribuzione.

    Enrico Galasso, CEO di Birra Peroni, ha evidenziato come il ruolo delle catene stia cambiando anche nella percezione dell’industria. In passato erano spesso considerate soprattutto come un canale di marketing; oggi rappresentano una componente sempre più rilevante del mercato.

    In Italia le catene valgono oggi circa il 10% del mercato della ristorazione, mentre nei mercati più maturi la quota supera il 30% e in alcuni casi si avvicina al 40%.

    Questo significa che il rapporto tra industria e ristorazione organizzata dovrà evolvere sempre di più verso partnership strategiche orientate alla costruzione dell’offerta per il consumatore.

    Il panel ha quindi confermato uno dei messaggi centrali di Industry Chain Circle: la crescita del foodservice passa sempre di più dalla capacità di far lavorare insieme industria, distribuzione e catene della ristorazione, trasformando la collaborazione in un vero motore di innovazione per tutta la filiera.

  • Industria e catene: la creazione di valore passa dalla collaborazione

    Industria e catene: la creazione di valore passa dalla collaborazione

    Nel foodservice contemporaneo la relazione tra industria e catene non è più soltanto una questione di fornitura. Sta diventando sempre più un processo di creazione congiunta del valore, fatto di prodotti, servizi, formazione e marketing condivisi.

    È quanto emerso dalla tavola rotonda dedicata a cross marketing e creazione di valore nella filiera, che ha chiuso la prima giornata di Industry Chain Circle 2026, moderata da Giulia Cimpanelli (La Repubblica).

    Al confronto hanno partecipato Alessandro Angelon (CEO, Sammontana Italia), Claudio Baitelli (CEO, Alice Pizza), GianMaria Brusini (CEO, Investfood) e Gabriele Ornaghi (Direttore Generale, Campari Group).


    Un mercato ancora in crescita

    In Italia le catene rappresentano circa il 10% della ristorazione, una quota molto inferiore rispetto ad altri Paesi.

    Come ha ricordato Claudio Baitelli, lo sviluppo di progetti industriali dedicati richiede spesso volumi importanti. Negli Stati Uniti, ad esempio, Tyson Foods impiegò sette anni per sviluppare la filiera dei chicken nuggets destinati alla rete McDonald’s.

    Il mercato italiano resta più frammentato, ma proprio per questo offre ampi margini di crescita.


    Il ruolo dell’industria

    Per Alessandro Angelon, CEO di Sammontana Italia, l’evoluzione del rapporto con le catene passa da partnership sempre più integrate.

    Il gruppo gestisce circa 5.000 referenze surgelate, serve 130–140 mila punti vendita Horeca e opera con nove stabilimenti produttivi. Una struttura che permette di collaborare con operatori di dimensioni diverse e sviluppare progetti congiunti su prodotto, marketing e innovazione.


    Beverage ed esperienza di consumo

    Dal lato beverage, Gabriele Ornaghi, Direttore Generale di Campari Group, ha evidenziato come l’aperitivo stia diventando un format replicabile anche nelle catene.

    La collaborazione con i brand passa attraverso drink list semplificate, attività di comunicazione e formazione. Con Campari Academy, ad esempio, vengono formati ogni anno circa 20.000 operatori in Italia.

    Tecnologie come Aperol Spritz On Tap permettono inoltre di servire 400–500 cocktail all’ora, garantendo qualità costante e velocità di servizio.


    Catene come laboratorio di mercato

    Secondo GianMaria Brusini, CEO di Investfood, il delivery e le piattaforme digitali stanno diventando uno spazio sempre più importante di collaborazione tra industria e ristorazione.

    Le catene funzionano così come laboratori di mercato, capaci di testare nuovi prodotti e generare rapidamente feedback sui consumatori.


    Un futuro più integrato

    Il messaggio emerso dal confronto è chiaro: la crescita del foodservice passerà da una collaborazione sempre più stretta tra industria e catene.

    Quando produzione, distribuzione e marketing lavorano in modo coordinato, l’intera filiera diventa più efficiente e competitiva, creando nuove opportunità di sviluppo per tutto il settore.

  • Ristorazione 2036: infrastrutture, format e consumatori ridisegnano il foodservice

    Ristorazione 2036: infrastrutture, format e consumatori ridisegnano il foodservice

    Provare a immaginare la ristorazione del 2036 significa osservare il presente come una mappa in movimento. È da questa prospettiva che è partito il panel “Ristorazione 2036 – Canali, formati, offerta” a Industry Chain Circle 2026, moderato da Giulia Cimpanelli (La Repubblica).

    Il confronto ha riunito infrastrutture di mobilità, operatori della ristorazione e industria beverage. Tre prospettive diverse ma un’unica direzione: il foodservice sta entrando in una fase di trasformazione profonda, in cui cambiano i luoghi del consumo, si evolvono i format e cresce l’attenzione del cliente.

    Le stazioni come nuove piazze urbane

    Secondo Elena Sorlini, CEO di Grandi Stazioni Retail, le stazioni ferroviarie italiane registrano circa 800 milioni di passaggi all’anno. Roma Termini supera i 209 milioni di passeggeri, Milano Centrale sfiora i 100 milioni, Napoli Centrale arriva a 94 milioni e Venezia Santa Lucia a 59 milioni.

    Negli spazi gestiti dal gruppo si sviluppano 40.000 metri quadrati di aree commerciali, con 200 concept tra retail e food e un fatturato complessivo di circa 350 milioni di euro. Il piano prevede 49 nuove aperture e una crescita del business intorno al 10%.

    Le stazioni stanno così evolvendo da luoghi di transito a vere piazze urbane coperte, dove ristorazione, retail e servizi convivono. A Milano Centrale, ad esempio, circa il 30% delle presenze non è costituito da passeggeri, ma da visitatori che frequentano la stazione come spazio della città.

    Format ed esperienza

    Per Giuseppe Prestia, fondatore di Spoon Brands, che gestisce circa 250 ristoranti tra gestione diretta e franchising, la tecnologia è ormai centrale nelle operations del quick service: kiosk digitali, automazione e analisi dei dati.

    Ma la vera differenza continua a farla l’esperienza del cliente. Più cresce la tecnologia, più diventa decisiva la relazione umana e la capacità di costruire un’identità riconoscibile per il brand.

    Il consumatore del futuro

    Secondo Sergio Castelli, CEO di Areas Italia, il foodservice globale potrebbe raggiungere 6,4 trilioni di dollari entro il 2032 (circa 5,9 trilioni di euro), mentre il mercato europeo vale già circa 1 trilione di dollari (circa 920 miliardi di euro).

    Il cliente del prossimo decennio sarà più informato e selettivo. Nei contesti di travel retail – aeroporti, stazioni e autostrade – i format dovranno combinare velocità del servizio, identità del brand e attenzione al benessere alimentare, con menu più brevi ma più riconoscibili.

    Il ruolo dell’industria

    A completare il quadro è intervenuta Maria Tindara Niosi, Country Sales Director di Coca-Cola HBC Italia, ricordando che oggi le catene rappresentano circa il 10% dei consumi fuori casa in Italia, una quota ancora distante dai livelli di altri mercati internazionali.

    Per sostenere lo sviluppo del canale Horeca, Coca-Cola HBC Italia prevede nel 2026 un aumento degli investimenti del 40%, soprattutto in comunicazione e supporto ai punti vendita.

    Un settore che cambia pelle

    Nel complesso, il panel ha mostrato come la ristorazione commerciale stia cambiando pelle. Le infrastrutture di mobilità diventano nuovi poli urbani, i format si semplificano e il cliente chiede esperienze sempre più coerenti con il proprio stile di vita.

    Una trasformazione che richiede una collaborazione più stretta tra industria, operatori della ristorazione e gestori degli spazi: perché il futuro del foodservice nasce proprio dall’incontro tra queste competenze.

  • Semplificare la cucina per migliorare le performance

    Semplificare la cucina per migliorare le performance

    Nel foodservice contemporaneo la cucina è sempre più un sistema operativo complesso, dove ogni scelta incide direttamente su costi, qualità e velocità del servizio.

    Il tema è stato al centro della tavola rotonda “Semplificare la cucina, migliorare le performance” durante le plenarie di Industry Chain Circle 2026, moderata da Francesco Montuolo (Vice Presidente Esecutivo, Confimprese).

    Al confronto hanno partecipato Andrea Cova (CEO, Soul K), Roberto De Gennaro (Italy Sales Field Director, Barilla OOH), Luca Rimondini (Head of Sales Ho.re.ca and Traditional Trade, Italy, Granarolo) e Alessandro Medi (CEO, Dispensa Emilia).

    Operation più efficienti

    Nella ristorazione commerciale semplificare i processi è ormai indispensabile. Spazi ridotti, attrezzature costose e carenza di personale rendono necessario ripensare le cucine in chiave più efficiente.

    Ridurre i passaggi operativi e introdurre prodotti con maggiore contenuto di servizio significa intervenire direttamente sul conto economico dei format di ristorazione.

    Co-progettazione tra industria e catene

    Secondo Andrea Cova, l’innovazione nel foodservice passa sempre più dalla co-progettazione tra industria e ristorazione.

    Non si tratta solo di fornire ingredienti, ma di sviluppare componenti gastronomici progettati per specifici modelli operativi, costruiti insieme alle catene in funzione delle attrezzature, dei flussi di lavoro e del posizionamento del brand.

    Il contributo dell’industria

    Dal lato dell’industria, il lavoro riguarda sia il prodotto sia i servizi.

    Roberto De Gennaro, Barilla OOH, ha sottolineato come lo sviluppo di linee dedicate al fuori casa nasca dall’ascolto delle esigenze degli operatori professionali, coinvolgendo marketing, ricerca e sviluppo e chef.

    Accanto al prodotto, l’industria può supportare le catene con formazione, analisi dei food cost e ottimizzazione dei processi di preparazione.

    Standardizzazione e crescita

    Dal punto di vista delle catene, la semplificazione delle operation è fondamentale per garantire qualità costante e scalabilità del modello.

    Come ha spiegato Alessandro Medi, CEO di Dispensa Emilia, il successo delle catene dipende dalla capacità di replicare la stessa esperienza gastronomica in contesti diversi, grazie a processi standardizzati e prodotti progettati per essere completati nel punto vendita in modo semplice e ripetibile.

    Una filiera sempre più collaborativa

    Il confronto ha evidenziato un punto condiviso: il futuro del foodservice passa da una collaborazione sempre più stretta tra industria e ristorazione.

    L’obiettivo non è semplificare la cucina rinunciando alla qualità, ma progettare processi che permettano di mantenerla costante e sostenibile nel tempo, trasformando la complessità operativa in efficienza.

  • Aurelya debutta a Industry Chain Circle

    Aurelya debutta a Industry Chain Circle

    Tra i contenuti più attesi delle plenarie di Industry Chain Circle 2026 c’è stata la presentazione di Aurelya, la nuova piattaforma di data intelligence dedicata alla filiera del foodservice.

    A illustrarne logica e obiettivi è stato Tommaso Nastasi (Deloitte), che ha ricordato come da anni l’azienda monitori l’evoluzione del fuori casa e dell’industria food & beverage. Proprio da questa esperienza nasce Aurelya: uno strumento progettato per portare nel foodservice una lettura più strutturata dei dati di mercato.

    Il contesto è quello di un settore che in Italia vale circa 85 miliardi di euro e che rappresenta oggi il 33% dei consumi alimentari complessivi, con una crescita di 9 punti percentuali rispetto al 2020. Nonostante questo sviluppo, il peso dei consumi fuori casa resta inferiore alla media dell’Europa occidentale, dove la quota si avvicina al 40%.

    Aurelya nasce proprio per accompagnare questa evoluzione. La piattaforma raccoglierà dati di sell-out, a valore e a volume, direttamente dagli operatori della filiera — industria, distributori e catene della ristorazione — con l’obiettivo di costruire una base informativa condivisa sul mercato.

    Per un settore che cresce e si struttura sempre di più, la disponibilità di dati affidabili rappresenta un passaggio chiave: significa poter leggere con maggiore precisione le dinamiche dei consumi, individuare i trend emergenti e supportare decisioni strategiche lungo tutta la catena del valore.

    La presentazione di Aurelya ha quindi rappresentato uno dei momenti più significativi delle plenarie di Industry Chain Circle, confermando la vocazione dell’evento a favorire strumenti concreti di collaborazione tra industria e ristorazione organizzata.

  • Aigrim guarda alla crescita

    Aigrim guarda alla crescita

    La ristorazione organizzata in catena continua a rafforzare il proprio ruolo nel mercato italiano del fuori casa. È quanto emerso dall’intervento di Riccardo Orlandi, presidente di Aigrim-Fipe, e di Gianluca Monfrecola direttore generale, nel corso delle plenarie di Industry Chain Circle 2026.

    Nel suo intervento Orlandi ha tracciato un quadro del settore rappresentato dall’associazione. Oggi la ristorazione multilocalizzata in catena vale circa il 10% del mercato della ristorazione italiana, che nel 2024 ha raggiunto complessivamente circa 100 miliardi di euro.

    Le aziende aderenti ad Aigrim rappresentano un sistema in crescita: 30.000 dipendenti e circa 3.000 punti ristoro a fine 2025, rispetto ai 23.000 addetti e 2.300 punti vendita registrati nel 2023. Numeri che testimoniano la progressiva strutturazione della ristorazione organizzata all’interno del mercato del foodservice.

    Orlandi ha inoltre richiamato l’attenzione su uno dei temi più rilevanti per il settore: la disponibilità di risorse umane. Tra le iniziative avviate dall’associazione rientra anche il progetto di collaborazione con la Tunisia, pensato per favorire percorsi di formazione e inserimento lavorativo nel settore della ristorazione.

    A delineare invece la strategia futura dell’associazione è stato Alessandro Monfrecola, che ha indicato tre direttrici principali su cui Aigrim intende lavorare nei prossimi anni: persone e formazione, sviluppo del business e responsabilità sociale.

    Tra le priorità individuate c’è il rafforzamento dell’attrattività del settore verso i giovani, anche attraverso iniziative di formazione manageriale e il dialogo con gli istituti alberghieri.

    Monfrecola ha inoltre evidenziato come la crescita delle catene sia sostenuta dalla capacità di intercettare nuovi modelli di consumo e di dialogare con le nuove generazioni. Allo stesso tempo, ha sottolineato il ruolo crescente della tecnologia e dell’intelligenza artificiale nei processi operativi della ristorazione.

    Secondo le analisi citate durante l’intervento, il mercato globale dell’intelligenza artificiale applicata al settore potrebbe passare da circa 13 miliardi di dollari nel 2025 a quasi 70 miliardi nel 2030, con applicazioni capaci di ridurre gli sprechi alimentari e migliorare l’efficienza operativa.

    Il messaggio emerso dagli interventi è chiaro: la ristorazione organizzata continua a crescere e rappresenta uno dei motori più dinamici del foodservice italiano, ma il futuro del settore passerà sempre di più dalla capacità di investire in competenze, innovazione e collaborazione lungo tutta la filiera.

  • Industria e catene presentano i loro pitch

    Industria e catene presentano i loro pitch

    Nel programma di Industry Chain Circle 2026 uno spazio è stato dedicato ai pitch, brevi presentazioni attraverso le quali aziende dell’industria e catene della ristorazione hanno illustrato progetti, prodotti e modelli di sviluppo.

    Nel corso delle due giornate si sono susseguiti 20 pitch dell’industria Food & Beverage e della tecnologia e 11 pitch delle catene della ristorazione, offrendo una panoramica delle soluzioni e delle strategie che stanno caratterizzando il settore del foodservice.

    Per le aziende dell’industria i pitch sono stati l’occasione per presentare prodotti e servizi pensati per la ristorazione organizzata, mentre le catene hanno condiviso esperienze legate allo sviluppo dei format, alla gestione dei punti vendita e all’evoluzione dei modelli di business.

    Il formato breve degli interventi ha consentito di concentrarsi sugli elementi essenziali delle proposte presentate, offrendo ai partecipanti una visione sintetica delle principali direttrici di innovazione della filiera.

    Accanto alle sessioni plenarie e agli incontri di networking, i pitch hanno rappresentato uno dei momenti di scambio tra industria e operatori della ristorazione all’interno del programma di Industry Chain Circle 2026.

  • Il networking prende forma

    Il networking prende forma

    Accanto alle sessioni plenarie, Industry Chain Circle 2026 ha dedicato ampio spazio agli incontri tra aziende dell’industria e operatori della ristorazione organizzata.

    Il programma dell’evento ha previsto diverse sessioni di matchmaking con incontri one-to-one negli stand dell’area expo, distribuite nell’arco delle due giornate, con momenti di confronto programmati sia al mattino sia al pomeriggio.

    Giovedì 12 marzo gli incontri si sono svolti dalle 11.00 alle 13.00, con una seconda sessione tra 14.00 e 14.30 e un ulteriore blocco nel pomeriggio dalle 16.00 alle 18.00. Il giorno successivo il programma ha previsto un primo momento di incontri dalle 9.00 alle 10.00, seguito da una lunga sessione dalle 11.30 alle 14.00.

    Questi appuntamenti hanno consentito ai partecipanti di approfondire in modo diretto temi legati a prodotti, progetti e possibili collaborazioni tra industria e catene.

    Il calendario ha alternato gli incontri con momenti di networking più informali, come i coffee break e i light lunch, pensati per favorire il dialogo tra i partecipanti e facilitare lo scambio di idee tra aziende della filiera.

    All’interno del programma sono stati inoltre previsti i palchi dedicati a industria e catene, che si sono svolti parallelamente alle sessioni di matchmaking e hanno ospitato presentazioni e pitch delle aziende.

    Nel complesso, la struttura della giornata ha combinato momenti di confronto pubblico, incontri programmati e occasioni di networking, con l’obiettivo di favorire il dialogo tra i diversi attori del foodservice presenti a Industry Chain Circle 2026.

  • Cremonini: industria e catene devono crescere insieme

    Cremonini: industria e catene devono crescere insieme

    Il rapporto tra industria alimentare e ristorazione organizzata è stato al centro del dialogo tra Andrea Aiello e Vincenzo Cremonini, presidente del Gruppo Cremonini, durante le conferenze plenarie di Industry Chain Circle 2026.

    L’incontro ha offerto ai partecipanti una lettura concreta delle dinamiche che stanno ridefinendo la filiera del foodservice, partendo dai numeri del gruppo guidato da Cremonini, che ha chiuso l’ultimo esercizio con 6 miliardi e 425 milioni di euro di fatturato, superando per la prima volta la soglia dei 6 miliardi.

    Un risultato che riflette un modello industriale costruito su tre pilastri storici: produzione alimentare, distribuzione e ristorazione. Il gruppo nasce nel 1963 nel settore delle carni bovine e nel tempo ha sviluppato una presenza sempre più integrata nella filiera del mangiare fuori casa.

    Proprio il foodservice rappresenta oggi una componente strategica del mercato. Secondo Cremonini, il comparto del fuoricasa in Italia vale circa 31 miliardi di euro ed è servito principalmente dalla distribuzione organizzata: il 57% del mercato, con circa 3.000 operatori specializzati.

    L’industria alimentare serve direttamente una quota molto più limitata, pari a circa 5 miliardi di euro, ovvero il 15% del mercato. Un dato che evidenzia quanto spazio di crescita esista ancora per un rapporto più strutturato tra industria e ristorazione.

    Nel dialogo con Aiello è emerso con forza il ruolo crescente delle catene, che oggi rappresentano circa il 12-13% del mercato e sono destinate ad aumentare il proprio peso nel panorama della ristorazione commerciale.

    Per questo motivo, ha spiegato Cremonini, l’industria deve sviluppare prodotti sempre più pensati per il foodservice: soluzioni con contenuto di servizio, capaci di semplificare il lavoro nelle cucine e garantire standard replicabili nei diversi punti vendita.

    Il punto chiave non è l’omologazione del prodotto, ma la capacità di ridurre la complessità operativa nei ristoranti, in un contesto segnato da forte turnover del personale e dalla necessità di mantenere qualità costante.

    Il canale Ho.Re.Ca. non può essere considerato un mercato di seconda fascia”, ha sottolineato Cremonini. “Il prodotto deve partire da una qualità elevata, sulla quale costruire preparazioni e soluzioni che aiutino la ristorazione a lavorare meglio”.

    Il confronto ha evidenziato come il dialogo tra industria, distribuzione e catene della ristorazione rappresenti oggi uno dei fattori chiave per lo sviluppo del foodservice, tema al centro della missione di Industry Chain Circle: creare uno spazio di incontro tra i diversi attori della filiera per costruire nuove opportunità di crescita comune.

    Durante l’intervento è emersa con chiarezza la dimensione industriale e operativa del Gruppo Cremonini, realtà che oggi rappresenta uno dei casi più significativi di integrazione verticale nel panorama europeo del foodservice. I numeri del gruppo restituiscono la scala di questa infrastruttura produttiva e distributiva:

    • 5.887,5 milioni di euro di fatturato
    • 23.000 dipendenti nel mondo
    • 29 stabilimenti produttivi
    • 58 piattaforme distributive
    • 41 centri di distribuzione in Italia
    • 120 treni serviti ogni giorno in 5 Paesi europei
    • circa 300 punti di ristoro tra stazioni, aeroporti e autostrade
    • 300 ristoranti in Italia

    Una presenza che attraversa tutta la catena del valore del foodservice: dalla produzione alimentare alla distribuzione, fino alla gestione diretta di format di ristorazione e servizi per il travel retail.