Cremonini: industria e catene devono crescere insieme

Il rapporto tra industria alimentare e ristorazione organizzata è stato al centro del dialogo tra Andrea Aiello e Vincenzo Cremonini, presidente del Gruppo Cremonini, durante le conferenze plenarie di Industry Chain Circle 2026.

L’incontro ha offerto ai partecipanti una lettura concreta delle dinamiche che stanno ridefinendo la filiera del foodservice, partendo dai numeri del gruppo guidato da Cremonini, che ha chiuso l’ultimo esercizio con 6 miliardi e 425 milioni di euro di fatturato, superando per la prima volta la soglia dei 6 miliardi.

Un risultato che riflette un modello industriale costruito su tre pilastri storici: produzione alimentare, distribuzione e ristorazione. Il gruppo nasce nel 1963 nel settore delle carni bovine e nel tempo ha sviluppato una presenza sempre più integrata nella filiera del mangiare fuori casa.

Proprio il foodservice rappresenta oggi una componente strategica del mercato. Secondo Cremonini, il comparto del fuoricasa in Italia vale circa 31 miliardi di euro ed è servito principalmente dalla distribuzione organizzata: il 57% del mercato, con circa 3.000 operatori specializzati.

L’industria alimentare serve direttamente una quota molto più limitata, pari a circa 5 miliardi di euro, ovvero il 15% del mercato. Un dato che evidenzia quanto spazio di crescita esista ancora per un rapporto più strutturato tra industria e ristorazione.

Nel dialogo con Aiello è emerso con forza il ruolo crescente delle catene, che oggi rappresentano circa il 12-13% del mercato e sono destinate ad aumentare il proprio peso nel panorama della ristorazione commerciale.

Per questo motivo, ha spiegato Cremonini, l’industria deve sviluppare prodotti sempre più pensati per il foodservice: soluzioni con contenuto di servizio, capaci di semplificare il lavoro nelle cucine e garantire standard replicabili nei diversi punti vendita.

Il punto chiave non è l’omologazione del prodotto, ma la capacità di ridurre la complessità operativa nei ristoranti, in un contesto segnato da forte turnover del personale e dalla necessità di mantenere qualità costante.

Il canale Ho.Re.Ca. non può essere considerato un mercato di seconda fascia”, ha sottolineato Cremonini. “Il prodotto deve partire da una qualità elevata, sulla quale costruire preparazioni e soluzioni che aiutino la ristorazione a lavorare meglio”.

Il confronto ha evidenziato come il dialogo tra industria, distribuzione e catene della ristorazione rappresenti oggi uno dei fattori chiave per lo sviluppo del foodservice, tema al centro della missione di Industry Chain Circle: creare uno spazio di incontro tra i diversi attori della filiera per costruire nuove opportunità di crescita comune.

Durante l’intervento è emersa con chiarezza la dimensione industriale e operativa del Gruppo Cremonini, realtà che oggi rappresenta uno dei casi più significativi di integrazione verticale nel panorama europeo del foodservice. I numeri del gruppo restituiscono la scala di questa infrastruttura produttiva e distributiva:

  • 5.887,5 milioni di euro di fatturato
  • 23.000 dipendenti nel mondo
  • 29 stabilimenti produttivi
  • 58 piattaforme distributive
  • 41 centri di distribuzione in Italia
  • 120 treni serviti ogni giorno in 5 Paesi europei
  • circa 300 punti di ristoro tra stazioni, aeroporti e autostrade
  • 300 ristoranti in Italia

Una presenza che attraversa tutta la catena del valore del foodservice: dalla produzione alimentare alla distribuzione, fino alla gestione diretta di format di ristorazione e servizi per il travel retail.